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OCCUPATA
LA FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA
L'assemblea studentesca pomeridiana del 10.12.02 ha votato a favore,
con larga maggioranza, dell'occupazione della Facoltà con
il seguente blocco della attività didattica (saranno comunque
trovate delle forme per garantire lo svolgimento degli esami, nelle
date previste o in date sostitutive).
Abbiamo
ritenuto la situazione sia nazionale che del nostro Ateneo ormai
inaccettabile :
La Finanziaria 2003 del governo Berlusconi esprime la volontà
di smantellare
ogni residuo di stato sociale e di diritto collettivo, compromettendo
definitivamente il carattere pubblico dell'istruzione, della sanità,
della
previdenza e perseguendo una logica di "barbarie" che
ignora i valori di
solidarietà in nome delle legge del più forte.
Questo progetto, realizzato attraverso tagli del 10% dei finanziamenti
statali a tutti gli enti pubblici, il blocco delle assunzioni a
tempo
indeterminato e dei contratti a tempo determinato, la riduzione
progressiva
del personale, mira a dequalificare i servizi destinati a rendere
concreto
il diritto di tutti i cittadini alla salute, al lavoro, alla previdenza,
all'istruzione, producendo una restrizione della democrazia sostanziale
e
del dettato costituzionale.
I
provvedimenti contenuti nella Finanziaria aggravano ulteriormente
la
condizione della scuola, dell'Università e della ricerca
e si inseriscono in
un quadro che già vede l'Italia come il Paese europeo che,
dopo la Grecia,
investe meno risorse in questi settori fondamentali per il progresso
dell'intera società.
I tagli previsti, oltre a negare ogni possibilità di sviluppo,
non
consentiranno a molti Atenei neppure la copertura di spesa per gli
stipendi
del personale e per il mantenimento delle già inadeguate
attività di
didattica e ricerca; per la scuola è prevista una riduzione
del 6%
dell'organico nel triennio 2003-2005.
La decisione della CRUI di portare al Ministro le dimissioni di
tutti i Rettori d'Italia
è
indicativo della gravità della situazione. Afferma infatti
il presidente della Crui
"le Università sono ormai al collasso e se non ci sarà
un'inversione di rotta da
parte del governo potranno sopravvivere ancora non più di
due o tre anni."
Le
conseguenze sull'Ateneo fiorentino saranno ancora più drammatiche
e
metteranno in pericolo l'esistenza stessa di un'Università
pubblica in
questa città. La situazione economica dell'Ateneo è
infatti aggravata da un
intero decennio di gestioni clientelari e speculazioni edilizie.
Ad oggi non
è ancora stata presentata alcuna ipotesi di bilancio preventivo
per il 2003,
ma già si prospettano tagli drastici in ogni settore per
coprire un
disavanzo di 17 milioni di Euro. Gli effetti colpiranno tutte le
componenti
della comunità universitaria: le lauree specialistiche verranno
affossate
ancora prima di partire, molti ricercatori non saranno riconfermati,
molti
posti di dottorato saranno cancellati, verrà ridotto l'orario
delle
biblioteche e delle segreterie. Ricordiamo che già ora il
personale
tecnico-amministrativo è sotto organico e che molti servizi
sono appaltati
all'esterno, con rapporti di lavoro sempre più precari ed
umilianti.
Il governo intende instaurare un sistema caratterizzato dall'esclusività,
dal privilegio, dalla competizione, dal perseguimento del successo
personale
piuttosto che da un'idea di progresso per tutti e per tutte. Per
questo
vuole impedire che "il pubblico" funzioni bene.
Per sconfiggere questo progetto è indispensabile una
riflessione critica sull'intero modello formativo, partendo dalla
sua
dimensione pubblica e dalla sua funzione sociale.
Riteniamo che le conoscenze e i saperi debbano essere dei beni collettivi
a
cui tutti e tutte possano accedere, contrastando la tendenza attuale
che fa
della cultura un fattore discriminante tra individui, classi, razze
e nazioni. Per
rendere la formazione espressione reale della complessità
che attraversa la
nostra società è indispensabile rendere aperti e democratici
i luoghi di
diffusione del sapere e rifiutare le gestioni privatistiche che
fanno del
mercato l'unico codice di riferimento e il fine ultimo della formazione.
Il modello a cui aspiriamo non è certo rappresentato da quello
attuale. Per
questo ribadire la nostra contrarietà alla Finanziaria non
significa difendere
"l'esistente".
Riconosciamo
una matrice ideologica comune tra i provvedimenti legislativi
prodotti dai governi e dai ministri che si sono succeduti al potere
dal '90
ad oggi.
Le facoltà a numero chiuso, la competizione tra Atenei, il
finanziamento
alle scuole private rappresentano l'accantonamento dell'idea di
formazione
come diritto universale. I corsi attivati grazie ai finanziamenti
e agli interessi del
mercato, l'abbassamento della qualità dell'istruzione universitaria
con il 3+2
confermano questa tendenza.
L'istruzione non è più percepita come un investimento
sociale, come punto di
partenza per la costruzione di nuovi diritti. La sfera pubblica
è stata
progressivamente colonizzata da interessi privati, anche grazie
alle riforme
del centrosinistra. La scuola e l'università non hanno mai
ricevuto
finanziamenti adeguati alla centralità che la formazione
deve assumere in
uno stato moderno ed europeo.
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