|
....PASSAGGIO DAL VECCHIO AL NUOVO ORDINAMENTO
Nell'attuazione della riforma si pone poi il problema della sua effettiva
applicazione e del passaggio da vecchio e nuovo ordinamento. L'unica
soluzione accettabile è mantenere entrambi gli ordinamenti
per dare a tutti la più ampia libertà di scegliere se
continuare con l'attuale o passare a quello "riformato".
Questo implica la necessità di mantenere i vecchi corsi con
i programmi e le strutture attuali. Non devono esserci forzature a
passare al nuovo ordinamento o svantaggi per chi è già
iscritto e non intende cambiare il proprio corso di studi. Chi invece
si adatterà alle novità introdotte dalla riforma e vorrà
passare ai nuovi corsi di studio deve avere la garanzia di un'adeguata
e precisa valutazione degli esami sostenuti e di tutto il lavoro svolto
negli anni precedenti alla riforma. Quindi gli esami e i corsi dovranno
essere rivalutati tramite equipollenze, rivalutazione in crediti e
quant'altro si renda necessario. E' comunque indispensabile che niente
di quello che lo studente ha già fatto negli anni precedenti
vada perduto.
...PASSAGGIO
DAL VECCHIO AL NUOVO ORDINAMENTO ...LAUREE
SPECIALISTICHE ...FREQUENZA
...LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI
...RAPPORTO CON I PRIVATI
...BARONATO |
|
|
....LAUREE
SPECIALISTICHE
Le lauree specialistiche, secondo tassello fondamentale di tutta la
riforma universitaria, sono di difficile interpretazione, non esiste
infatti al momento nessun progetto scritto. Esistono però alcune
"dichiarazione di intenti" che ci fanno temere per le decisioni
che verranno prese; soprattutto riguardo a:
- L'eccessiva frammentazione dei percorsi formativi
L'approvazione da parte dell'Ateneo di un numero elevato di Lauree
specialistiche porterà certamente ad un aumento dell'offerta
formativa. Il rischio però è quello, visti i ristretti
e mal gestiti mezzi della nostra Università , che vengano attivati
corsi di basso livello culturale e privi di strutture e servizi adeguati
(aule, laboratori, numero di docenti, etc.).
- La limitazione degli accessi
Siamo fortemente contrari a qualunque limitazione degli accessi ai
corsi di Laurea Specialistica non solo perché lesiva del Diritto
allo Studio, ma anche perché deve essere data la possibilità
a chiunque voglia proseguire gli studi di poterlo fare e di arrivare
al massimo grado di istruzione. Più volte invece il Ministro,
esprimendo il parere di gran parte del mondo accademico, ha affermato
che potrà accedere alla laurea di secondo livello solo il 15%
degli iscritti all'Università. Queste affermazioni disegnano
di fatto una nuova Università che offre i livelli più
alti di istruzione ad una elite, perdendo così il suo carattere
di massa.
|
|
...PASSAGGIO
DAL VECCHIO AL NUOVO ORDINAMENTO ...LAUREE
SPECIALISTICHE ...FREQUENZA
...LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI
...RAPPORTO CON I PRIVATI
...BARONATO |
 |
| |
....FREQUENZA
Il rischio che il nostro Ateneo vada nella direzione di inserire l'obbligo
di frequenza, soprattutto nel momento in cui partiranno i Corsi di
Laurea Specialistica è molto alto. Questo allontanerebbe di
fatto dall'Università coloro che, dovendo lavorare, non possono
permettersi di dedicarsi a tempo pieno allo studio. Anche per questa
ragione, ci opponiamo ad ogni forma di frequenza obbligatoria. Esistono
poi altri motivi che ci portano ad avere questa posizione. La decisione
se seguire le lezioni o meno deve appartenere solo ed esclusivamente
allo studente. Se per ragioni anche non lavorative egli ritiene più
utile non frequentare (ad esempio perché il docente non aggiunge
niente all'argomento del Corso o perché preferisce usare quel
tempo per studiare altre cose o per preparare un esame, etc) deve
essere libero di farlo e il docente deve permettergli di sostenere
ugualmente l'esame. Questo non vuol dire che le lezioni siano inutili,
anzi è spesso vero il contrario. Ecco perché ci dobbiamo
impegnare per rendere i corsi più facili da seguire. Questo
è possibile con orari che impediscano sovrapposizioni tra i
corsi, istituendo corsi serali, potenziando il tutorato (al momento
praticamente inesistente) e rendendo il ricevimento un momento di
confronto tra lo studente e il docente. La discussione sulla frequenza
ci permette anche di affrontare il problema della qualità della
didattica e dei docenti. Senza mettere in discussione la libertà
della docenza e della ricerca, essenziale per la vita democratica
del nostro Paese, riteniamo che debba esistere una forma di controllo
sui docenti per impedire che vengano meno ai loro doveri. Anche così
infatti si stimolano gli studenti alla frequenza.
|
|
...PASSAGGIO DAL VECCHIO
AL NUOVO ORDINAMENTO ...LAUREE
SPECIALISTICHE ...FREQUENZA
...LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI
...RAPPORTO CON I PRIVATI
...BARONATO |
 |
| |
....LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI
La nostra idea sulla limitazione degli accessi è sempre stata
chiara: lo studente deve poter scegliere liberamente il proprio
percorso di studi. L'istituzione di Corsi di Laurea a numero chiuso
è la risposta più conveniente e sbrigativa per chi governa
l'Università principalmente per due ragioni:
1. perché risponde esclusivamente alle esigenze del mondo
della produzione.
Gli enti esterni sono infatti disposti a finanziare l'Università
solo per lo stretto necessario, chiedendo a questa di formare un numero
limitato di studenti, essenzialmente per contenere i costi. Questa
richiesta dimostra, ancora una volta, come gli interessi privati,
se non controllati dal sistema pubblico, non rispondono all'esigenza
di migliorare l'offerta formativa e la preparazione culturale dello
studente;
2. perché di fatto consente di ignorare la grave questione
delle carenze strutturali, denotando come il mondo accademico
preferisca investire sulla formazione di pochi piuttosto che sulla
collettività. Riteniamo che condizione necessaria per l'attivazione
di nuovi Corsi di Laurea sia l'effettiva capacità di sostenere
gli iscritti, attraverso strutture e servizi adeguati: ci opporremo
pertanto all'introduzione del numero chiuso chiedendo contemporaneamente
un reale miglioramento delle strutture.
|
|
...PASSAGGIO
DAL VECCHIO AL NUOVO ORDINAMENTO ...LAUREE
SPECIALISTICHE ...FREQUENZA
...LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI
...RAPPORTO CON I PRIVATI
...BARONATO |
 |
| |
....RAPPORTO CON I PRIVATI
Nell'affrontare il tema tra Università e privati è impossibile
non considerare due problemi "storici" del nostro sistema
universitario: lo scollamento che esiste tra il mondo del lavoro e
la figura del laureato e gli insufficienti investimenti statali nell'istruzione.
Questa situazione unita a precisi interessi economici ha contribuito
alla creazione di nuovi Corsi di Laurea rispondenti alle sole esigenze
del mondo della produzione.
Scollamento tra il mondo del lavoro e la figura del laureato
È evidente come in molti casi i programmi didattici, pur continuando
a fornire un irrinunciabile bagaglio culturale capace di favorire
lo sviluppo di un sapere critico e approfondito, necessitano di uno
svecchiamento che permetta di conciliare conoscenze teoriche con competenze
fruibili professionalmente; è chiaro come tali programmi faticano
ad adeguarsi al continuo cambiamento degli obiettivi professionali,
sono altresì chiare le responsabilità che hanno portato
a questo stato di cose:
1. la tendenza del corpo docente all'autoconservazione e all'immobilismo
2. la scelta di rimandare l'apprendimento pratico a momenti successivi
ai corsi di studio.
L'Università dovrebbe garantire ad un neolaureato l'acquisizione
delle competenze necessarie per inserirsi fin da subito nel mondo
del lavoro. Per far ciò è opportuno che i programmi
dei corsi di studio siano sempre aggiornati, che gli studenti abbiano
la possibilità di fare esperienze pratiche realmente formative
durante la loro carriera universitaria e che eventuali tirocini presso
enti esterni siano sottoposti a controllo. Questo eviterebbe agli
studenti di svolgere attività che non competono loro e che
con i programmi di ricerca hanno ben poco a che vedere: molto spesso
infatti il privato non ha un reale interesse alla formazione del tirocinante
né alla sua assunzione. Per creare, quindi, un sistema in cui
la tappa dell'apprendimento pratico risulti davvero un momento formativo
fondamentale e per facilitare l'inserimento nel mondo del lavoro,
riteniamo che:
- i tirocini debbano essere inseriti sempre all'interno dei percorsi
di studio, in modo da garantire ad ogni laureato il conseguimento
di una preparazione completa e non settoriale;
- le attività pratiche che si svolgono in ambiente extra-universitario
dovrebbero essere coperte con borse di studio;
- per cercare di rendere meno necessario l'appoggio ad enti privati
si dovrebbero potenziare le strutture universitarie, cosicché
gli studenti possano usufruire di strumentazioni moderne all'interno
dell'Università.
Investimenti statali nell'istruzione
Nel corso degli ultimi anni l'impegno statale nel sostenere e finanziare
l'Università è diminuito sempre di più, fino
ad arrivare ad una situazione in cui le tasse studentesche incidono
notevolmente sul bilancio dei singoli Atenei ed in cui le risorse
indispensabili per applicare le trasformazioni richieste dalla riforma
provengono in modo sempre più insistente da enti esterni. Parallelamente
alla diminuzione dei finanziamenti, i governi che si sono succeduti
negli ultimi dieci anni hanno infatti sostenuto l'autonomia finanziaria
e la competizione tra Atenei come rimedi ai problemi esistenti. Riteniamo
invece che questa scelta porterà, a breve, tre problemi fondamentali:
Atenei "politicamente" più deboli e collocati in
contesti socio-economici sfavorevoli avranno difficoltà a sopravvivere
e comunque non potranno fornire un servizio adeguato
I settori non sostenuti da interessi economici esterni conosceranno
un inesorabile declino solo perché non rispondono a logiche
di mercato
Gli studenti riceveranno un servizio in relazione all'importo dei
contributi che pagheranno, viene abbandonata quindi l'idea che l'Università
debba essere un servizio pubblico a disposizione di tutti per renderla
un semplice bene di consumo.
Creazione di nuovi Corsi di Laurea rispondenti alle esigenze del mondo
della produzione.
Nella creazione dei nuovi Corsi di Laurea è evidente l'influenza
che i privati hanno esercitato sulla struttura pubblica. In cambio
di finanziamenti, anche cospicui, si sono creati percorsi che da un
lato hanno perso ogni spessore culturale e di analisi critica, dall'altro
permettono una formazione talmente professionalizzante da poter essere
spesa in settori molto ristretti. Ne consegue che chi abbandonerà
gli studi dopo la Laurea triennale potrà trovare lavoro quasi
esclusivamente nell'industria o nell'ente che ha finanziato quel corso
e difficilmente riuscirà a ricoprire altri incarichi. La nostra
idea di Università non ci permette di accettare questa situazione,
crediamo quindi sia utile batterci perché i finanziamenti privati
non siano indirizzati ad un singolo corso, ma vengano inseriti in
un fondo comune d'Ateneo e perché le nuove lauree abbiano una
reale valenza culturale, condizione indispensabile non solo per trovare
lavoro, ma anche per raggiungere una adeguata capacità critica.
Lo scopo della riforma Zecchino era quello di avvicinare l'Università
al mondo del lavoro. La strada indicata va però nella direzione
di far perdere agli Atenei il loro carattere di indipendenza e di
autonomia a vantaggio di interessi esterni e particolari.
|
|
...PASSAGGIO
DAL VECCHIO AL NUOVO ORDINAMENTO ...LAUREE
SPECIALISTICHE ...FREQUENZA
...LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI
...RAPPORTO CON I PRIVATI
...BARONATO
|
 |
| |
....BARONATO
Uno dei problemi mai superati dell'Università italiana è
sempre stato lo strapotere dei docenti che troppo spesso hanno inteso
la struttura universitaria un bene personale da gestire con metodi
clientelari e di nepotismo. Siamo così arrivati a una situazione
paradossale in cui lo sviluppo dei singoli Atenei più che da
reali esigenze culturali è guidato dalle ambizioni dei "baroni"
e in cui la parte studentesca viene messa ai margini di ogni decisione,
quasi fosse un corpo estraneo. La riforma Zecchino ha dato un'ulteriore
possibilità di estendere la sfera di influenza dei singoli
docenti. Nel nostro Ateneo la proliferazione dei nuovi Corsi di Laurea
non può che essere letta in questa ottica: appare evidente
che gran parte di questi Corsi rispondono alle esigenze del corpo
docente, spesso legati a doppio filo con interessi esterni, e non
alle richieste di miglioramento dell'offerta formativa. Riteniamo
invece indispensabile che l'attivazione dei nuovi percorsi formativi
risponda a reali esigenze culturali e sia subordinata ad una attenta
valutazione della loro fattibilità (numero di aule sufficiente,
presenza di laboratori, personale docente e non docente adeguato).
La mancanza di controllo sull'operato dei docenti si ripercuote anche
sulla vita quotidiana degli studenti. Il rispetto dei propri doveri
è infatti lasciato al buon senso dei professori. Non è
infatti possibile nella situazione attuale intervenire per sollecitare
un docente a rispettare i propri doveri (arrivare puntuale a lezione,
non saltare i ricevimenti etc.). Oltre alla nostra condanna, anche
pubblica, di taluni atteggiamenti, un mezzo istituzionale fondamentale
per tutelare i diritti degli studenti, potrebbero essere le schede
per la valutazione della didattica. Il problema è che la loro
distribuzione è ancora insufficiente, i risultati al momento
non sono utilizzati in alcun modo né nella maggior parte dei
casi vengono resi pubblici. Ci impegneremo quindi affinché
i risultati di tale valutazione siano utilizzati da una parte per
intervenire sulla programmazione didattica e dall'altro per richiamare
in modo duro e tempestivo i docenti "bocciati" per il loro
atteggiamento. Questo obiettivo pensiamo possa essere raggiunto dando
il potere alle commissioni paritetiche di intervenire, anche con sanzioni
disciplinari, sui professori che compiono atti lesivi dei diritti
degli studenti.
|
|
|
...PASSAGGIO
DAL VECCHIO AL NUOVO ORDINAMENTO ...LAUREE
SPECIALISTICHE ...FREQUENZA
...LIMITAZIONE DEGLI ACCESSI
...RAPPORTO CON I PRIVATI
...BARONATO
|
 |
|