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No
alla Finanziaria
No al modello liberista di formazione
La
Finanziaria 2003 del governo Berlusconi esprime la volontà
di smantellare ogni residuo di stato sociale e di diritto collettivo,
compromettendo definitivamente il carattere pubblico dell'istruzione,
della sanità, della previdenza e perseguendo una logica di
"barbarie" che ignora i valori di solidarietà in
nome delle legge del più forte.
Questo
progetto, realizzato attraverso tagli del 10% dei finanziamenti
statali a tutti gli enti pubblici, il blocco delle assunzioni a
tempo indeterminato e dei contratti a tempo determinato, la riduzione
progressiva del personale, mira a dequalificare i servizi destinati
a rendere concreto il diritto di tutti i cittadini alla salute,
al lavoro, alla previdenza, all'istruzione, producendo una restrizione
della democrazia sostanziale e del dettato costituzionale.
I
provvedimenti contenuti nella Finanziaria aggravano ulteriormente
la condizione della scuola, dell'Università e della ricerca
e si inseriscono in un quadro che già vede l'Italia come
il Paese europeo che, dopo la Grecia, investe meno risorse in questi
settori fondamentali per il progresso dell'intera società.
La
proposta di emendamento avanzata dal governo, con l'introduzione
di una tassa sul fumo, non migliora la situazione: coprire le spese
per gli aumenti di stipendio dei docenti e riportare i finanziamenti
ai livelli dell'anno scorso lascia invariati i problemi dati dal
blocco delle assunzioni e dalle esternalizzazioni dei servizi, aggravando
ulteriormente le condizioni di vita nell'università per i
lavoratori sottoposti a forme di lavoro sempre più precarie
e per gli studenti che trovano servizi sempre più scadenti.
Il provvedimento conferma l'impossibilità di ogni sviluppo
della ricerca, mantenendo gli istituti in una situazione di perenne
incertezza sulla loro stessa sopravvivenza; lascia la didattica
allo sbando, sconquassata da una riforma che ha moltiplicato i corsi
di laurea e gli insegnamenti e abbassato notevolmente la qualità
dello studio.
Siamo convinti che questi continui attacchi all'istruzione pubblica
mirino allo smantellamento della coscienza critica, alla formazione
di una società più facilmente influenzabile e destabilizzata.
Il governo vuole così privare la cultura di ogni valore,
assegnandole un ruolo di mero sostegno all'attività produttiva,
abbandonando la ricerca nelle mani dell'industria e del mercato
che già iniziano a condizionare l'attività didattica
degli atenei. Gli accordi con le imprese per i corsi di laurea del
nuovo ordinamento sono stati il primo passo, le fondazioni potrebbero
essere il successivo. Certo è che l'emergenza finanziaria
rischia di essere strumentalizzata per legittimare un intervento
sempre più massiccio dei privati - che peraltro in Italia
non hanno mai dimostrato di essere interessati alla ricerca di base.
Le
conseguenze sull'Ateneo fiorentino saranno ancora più drammatiche
e metteranno in pericolo l'esistenza stessa di un'Università
pubblica in questa città. La situazione economica dell'Ateneo
è infatti aggravata da un intero decennio di gestioni clientelari
e speculazioni edilizie, aggravate dalla svendita del patrimonio
pubblico e dall'accensione di mutui per l'estinzione di altri mutui.
Il bilancio preventivo per il 2003 prevede tagli drastici in ogni
settore per coprire un disavanzo di 22 milioni di Euro. Gli effetti
colpiranno tutte le componenti della comunità universitaria:
le lauree specialistiche verranno affossate ancora prima di partire,
molti ricercatori non saranno riconfermati, molti posti di dottorato
saranno cancellati, verrà ridotto l'orario delle biblioteche
e delle segreterie. Ricordiamo che già ora il personale tecnico-amministrativo
è sotto organico e che molti servizi sono appaltati all'esterno,
con rapporti di lavoro sempre più precari ed umilianti. Anche
il diritto allo studio è assolutamente virtuale e l'offerta
di 900 posti letto a fronte di 20.000 fuori sede favorisce la speculazione
immobiliare e gli affitti a nero. Le tasse universitarie nel nostro
ateneo sono ai livelli massimi consentiti dalle attuali norme, ciononostante
il rettore ha dichiarato esplicitamente che l'unica soluzione per
consentire la sopravvivenza dell'università di Firenze sarà
l'aumento delle tasse studentesche, realizzato attraverso l'abolizione
del limite massimo (20% dell'FFO): si intende così instaurare
un sistema caratterizzato dall'esclusività, dal privilegio,
dalla competizione, dal perseguimento del successo personale piuttosto
che da un'idea di progresso per tutti e per tutte.
Riportiamo
alcuni dei dati più allarmanti contenuti nel bilancio:
-Funzionamento
dei dipartimenti
..
- 49%
-Numero dei lettori
......
- 52%
-Edilizia finalizzata alle lauree specialistiche
-
54%
-Riscaldamento
.........-
16%
-Gas
...........
-
35%
-Telefono
..........-33%
-Materiale vario di consumo (dalla cancelleria alla carta igienica)
.-35%
-Docenti a contratto finanziati dai privati
+
45%
-Ricercatori a tempo determinato finanziati dai privati
+75%
-Fondi per la manutenzione ordinaria e per le pulizie
aboliti
-Nuove attrezzature informatiche
.....
abolite
-Biblioteche
......
...-6%
-Ricerca finanziata direttamente dall'Ateneo
-46%
Nel
complesso, è a partire dal 1990 che abbiamo assistito all'inizio
di un processo di smantellamento del carattere pubblico di scuola
, università e ricerca e dei loro fini quali sono indicati
dalla Costituzione.
Le Facoltà a numero chiuso, la competizione tra Atenei, l'introduzione
delle Fondazioni, il finanziamento alle scuole private, la precarizzazione
nei contratti, il progressivo taglio alle risorse e l'autonomia,
rappresentano l'accantonamento dell'idea di formazione come diritto
universale. I presidi e rettori manager, i corsi attivati grazie
ai finanziamenti ed agli interessi del "mercato", l'assegnazione
di borse di studio sulla base di criteri prevalentemente meritocratici,
l'abbassamento della qualità dell'istruzione universitaria
con il 3+2 confermano questa tendenza.
Per
sconfiggere questo progetto è indispensabile una riflessione
critica sull'intero modello formativo, partendo dalla sua dimensione
pubblica e dalla sua funzione sociale.
Riteniamo che le conoscenze e i saperi debbano essere dei beni collettivi
a cui tutti e tutte possano accedere, contrastando la tendenza attuale
che fa della cultura un fattore discriminante tra individui, classi
e nazioni. Per rendere la formazione espressione reale della complessità
che attraversa la nostra società è indispensabile
rendere aperti e democratici i luoghi di diffusione del sapere e
rifiutare le gestioni privatistiche che fanno del mercato l'unico
codice di riferimento e il fine ultimo della formazione.
Crediamo nella possibilità di sperimentare forme di partecipazione
che partano dal coinvolgimento di studenti e lavoratori nelle decisioni
fondamentali dell'ateneo, rivedendo alla radice il concetto di autonomia
degli atenei. Siamo contrari all'autonomia competitiva portata avanti
in questi anni, che vede il rettore manager contrattare con i poteri
forti la sopravvivenza dell'ente; vogliamo invece un'autonomia sociale
che renda partecipi tutte le componenti della realtà universitaria:
bilanci partecipativi, riequilibrio dei consigli di corso di laurea
che permettano discussioni propositive del percorso didattico, assemblee
mensili che aprano uno spazio di riflessione e approfondimento delle
tematiche universitarie.
Oggi
dobbiamo opporci alla Finanziaria. Ma soprattutto vogliamo che un'altra
università, un'altra ricerca siano possibili.
Le
Facoltà occupate di Firenze
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