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....CHE COS'E' IL DIRITTO ALLO STUDIO
L'articolo 34 della Costituzione afferma che lo Stato deve impegnarsi
a garantire a tutti il diritto all'istruzione a prescindere dalle
differenze di condizione economica.
La legge che stabilisce i criteri per l'assegnazione dei benefici
agli studenti con difficoltà economiche è un Decreto
della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM). Le Regioni hanno
il compito di provvedere allo stanziamento delle risorse necessarie
e delegano alle Aziende Regionali per il Diritto allo Studio Universitario
(ARDSU) la gestione dei servizi: mense alloggi, borse di studio, attività
culturali.
L'organo che amministra le attività dell'Azienda è il
Consiglio di Amministrazione, formato da nove membri, tra cui due
studenti.
...CHE
COS'E' IL DIRITTO ALLO STUDIO ...GLI
ACCESSI...IL 3+2 ...DPCM
2001 ...AUTONOMIA DEGLI ATENEI
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....GLI
ACCESSI
Questo punto è quello su cui più ci siamo battuti negli
organi di Ateneo e di Facoltà in questo anno: la Riforma prevede
che ogni singolo Ateneo possa istituire un test di idoneità
obbligatorio per tutti gli studenti, anche per quelle Facoltà
che già prevedono il numero chiuso (Medicina, Architettura,
Diplomi Universitari). Chi otterrà una valutazione inferiore
alla minima, sarà costretto a seguire corsi e, presumibilmente,
a sostenere esami aggiuntivi per colmare il cosiddetto "debito
formativo", cioè le lacune emerse da questi test, il che
evidentemente non farà che appesantire ulteriormente un percorso
di studi già impegnativo. Noi siamo dell'opinione che se si
riscontrano dei limiti nella preparazione data dalla scuola secondaria,
gli interventi debbano puntare direttamente su questa, e non delegando
ad esami universitari aggiuntivi il compito di colmare tali carenze.
A questo si aggiunge la totale confusione che avvolge il tema delle
Lauree Specialistiche: dal Ministero giungono preoccupanti indicazioni
sul numero di studenti che potrà accedere a questi corsi, "non
più del 15%". È facile prevedere sbarramenti sotto
forma di test d'accesso e un percorso di studi segnato da verifiche
periodiche che da sole non garantiranno la "specializzazione"
dell'istruzione acquisita.
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COS'E' IL DIRITTO ALLO STUDIO ...GLI
ACCESSI...IL 3+2 ...DPCM
2001 ...AUTONOMIA DEGLI ATENEI
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....IL 3+2 (LA RIFORMA ZECCHINO)
La Riforma Zecchino suddivide l'attuale percorso di studi in due livelli:
la Laurea Triennale conseguibile con 180 crediti (60 all'anno) e la
Laurea Specialistica, di due anni, per la quale saranno necessari
altri 120 crediti. È evidente che le Lauree di primo livello
dal punto di vista dei contenuti risulteranno o troppo generiche o
troppo professionalizzanti, con il rischio che vengano creati percorsi
formativi superficiali e di dubbia spendibilità. Un titolo
di studio intermedio, strutturato in modo da evidenziare scarso valore
e dubbia spendibilità, finirà inevitabilmente per scoraggiare
gli studenti a proseguire gli studi. In più, per poter svolgere
le professioni attualmente riconosciute (ingegnere, avvocato, architetto,
psicologo, notaio, ecc.) sarà necessaria la laurea specialistica,
rendendo praticamente inutili le lauree triennali.
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COS'E' IL DIRITTO ALLO STUDIO ...GLI
ACCESSI...IL 3+2 ...DPCM
2001 ...AUTONOMIA DEGLI ATENEI
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....DPCM 2001
Dal prossimo anno accademico entrerà in vigore il nuovo DPCM
2001; questo decreto riprende pienamente le linee guida dei precedenti
DPCM e i criteri della Riforma Zecchino: disimpegno finanziario
dello Stato nei confronti di Scuola e Università, delega dei
costi della formazione alle singole famiglie, istruzione più
cara e sempre minori investimenti mirati al diritto allo studio.
Le scelte politiche in materia di diritto allo studio negli ultimi
anni sono state caratterizzate da un investimento, misero e inefficace,
sull'individuo a scapito dei servizi rivolti alla collettività.
Il diritto allo studio da una parte dovrebbe garantire i servizi collettivi
come mense, alloggi, agevolazioni sull'acquisto di materiale didattico,
sui trasporti e sugli eventi culturali, dall'altra aiutare i privi
di mezzi con l'erogazione di borse di studio secondo criteri di reddito.
La tendenza è invece quella di concedere unicamente borse di
studio piuttosto che investire sui servizi collettivi, strumenti indispensabili
per poter sostenere il costo della propria formazione.
Il nuovo DPCM conferma e aggrava tale irresponsabile impostazione
trasformando l'Università in un privilegio per pochi piuttosto
che in diritto di tutti.
Ecco le novità del nuovo DPCM:
1. Meritocrazia "selvaggia"
L'impostazione meritocratica è lampante: "per gli studenti
iscritti agli anni successivi al primo che già godono dei benefici,
il diritto viene mantenuto esclusivamente sulla base dei criteri di
merito, senza un'ulteriore verifica delle condizioni economiche".
Viene vergognosamente messo in secondo piano il fattore che dovrebbe
essere alla base del concetto stesso di diritto allo studio: il reddito.
E così, in un processo schizofrenico, si smette, dopo il primo
anno, non di controllare ma addirittura di richiedere una semplice
autocertificazione della condizione economica. Riteniamo che il diritto
allo studio in quanto tale debba essere rivolto a sostenere chi questo
diritto non lo ha di fatto e cioè chi non si può permettere
il costo economico, di tempo e di impegno che lo studio universitario
impone (perché, ad esempio, lavora). Per questo i criteri economici
devono essere il fattore principale per accedere ai benefici, ricordando
soprattutto che il profitto ed i tempi di studio sono strettamente
legati alla condizione economica dello studente (è assurdo
richiedere proprio allo studente svantaggiato il massimo rendimento).
2. Il 7 + 5 e il "mantenimento "
Il nuovo DPCM prevede che i benefici vengano assegnati, non più
annualmente, ma per un periodo di 7 semestri per la laurea triennale
e di 5 semestri per la laurea specialistica. E' inammissibile il principio
del "mantenimento" dei benefici rispetto a quello del conseguimento
anno per anno. La borsa (l'alloggio ecc
) vinta 'in blocco' incentiva
infatti il mantenimento di un diritto anche per chi non ne ha più
bisogno. Per mantenere i benefici il secondo anno della Laurea Triennale
occorre acquisire i crediti richiesti per il primo anno e colmare
i debiti formativi: si penalizzano gli studenti che, avendo frequentato
scuole superiori scadenti, hanno a disposizione solamente un anno
per colmare le lacune.
3. Un carico di studio insopportabile
Verranno vertiginosamente innalzati i criteri meritocratici e il carico
di lavoro per accedere ai benefici verrà più che raddoppiato:
per mantenere la borsa di studio nel triennio lo studente, come previsto
dal DPCM, deve acquisire:
II anno Entro il 10 Agosto 25 crediti
III anno Entro il 10 Agosto 80 crediti
Ultimo semestre Entro il 10 Agosto 135 crediti
Stabilendo approssimativamente il valore di un esame annuale tra i
9 e i 12 crediti a partire dal prossimo anno il carico di lavoro richiesto
(in crediti) aumenterà notevolmente
II anno 2 esami+7 crediti 2 esami+1credito
III anno 9 esami-1 crediti 6 esami+8 crediti
Ultimo semestre 14 esami+6 crediti 11 esami+1 crediti rispetto alla
situazione attuale che prevede
II anno Entro il 10 Agosto 2 esami
III anno Entro il 10 Agosto 6 esami
IV anno Entro il 10 Agosto 8 esami
Tutto ciò vuol dire che si pretenderà dallo studente
di essere in pari con gli studi!
4. Sbarramento dopo il triennio:
un ostacolo nei percorsi formativi Per accedere ai benefici nel primo
anno di immatricolazione alla laurea specialistica (biennio) dovranno
essere riconosciuti almeno 150 dei 180 crediti della laurea triennale.
Una frattura tra i primi 3 anni e i 2 successivi per quanto riguarda
l'assegnazione dei benefici, impone un ritmo di studi imparagonabile
a quello attuale e soprattutto non permette ritardi, mobilità,
lavoro, incidenti, ripensamenti ecc, pena l'esclusione dai benefici
cosa che per molti significa, ovviamente, esclusione dagli studi.
Se oggi cambiare indirizzo è svantaggioso domani sarà
praticamente impossibile!
6. Lo studente lavoratore
Non è prevista nessuna seria tutela dello studente lavoratore:
basti pensare che una parte dei crediti necessari al conseguimento
dei benefici può essere conseguita in base alla frequenza.
E' evidente che i criteri fortemente meritocratici penalizzeranno
gli studenti lavoratori .
7. Privatizzazione dei servizi
Pur di contenere i costi le Aziende dovranno ricorrere alla privatizzazione
dei servizi tramite cooperative e associazioni studentesche: l'effetto
sarà quello di penalizzare la qualità del servizio,
andando ad alimentare un sistema di sfrenata competizione tra privati,
a spese degli studenti. Questo non è altro che un modo per
delegare a privati e studenti quei servizi istituzionali per i quali
le Aziende Regionali sono state create. Si subordinano quindi i diritti
degli studenti a meri interessi di cooperative private che spesso
speculano anche sui diritti dei lavoratori.
8. L'importo delle borse
Secondo il nuovo DPCM l'importo delle borse viene così assegnato
Studente fuori sede 4.000 euro
Studente pendolare 2.000 euro
Studente in sede 1.500 euro + 1 pasto giornaliero gratuito
Le borse per gli studenti fuori sede che usufruiscono anche dell'alloggio
sono ridotte di 1.300 euro. Su richiesta degli studenti possono essere
sostituiti 1.000 euro con 2 pasti giornalieri e 500 euro con 1 pasto
giornaliero. L'importo delle borse di studio è comunque insufficiente
al sostentamento dello studente; per ciò proponiamo un ulteriore
aumento dell'importo totale che venga corrisposto sotto forma di buoni
per l'acquisto di materiale didattico e facilitazioni per i trasporti,
nell'ottica di un vero servizio per il diritto allo studio che non
si limiti solo ad una forma di stipendio per studenti (o elemosina
a seconda dei punti di vista !).
In conclusione Questo DPCM non risolve realmente i problemi che affliggono
da sempre il diritto allo studio universitario. I criteri basati esclusivamente
sul merito, che penalizzano gli studenti in condizioni economiche
disagiate, l'eccessiva selettività dei percorsi didattici,
il peso dei debiti formativi, la mancata tutela degli studenti lavoratori,
la progressiva privatizzazione dei servizi, non fanno che aggravare
il quadro attuale.
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COS'E' IL DIRITTO ALLO STUDIO ...GLI
ACCESSI...IL 3+2 ...DPCM
2001 ...AUTONOMIA DEGLI ATENEI
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....AUTONOMIA DEGLI ATENEI
La logica imprenditoriale "offerta - prodotto - consumatore"
scaturita dalla Riforma Zecchino ha ormai pervaso la gestione del
sistema universitario: la sfrenata progettazione di nuovi Corsi di
Laurea a cui abbiamo assistito quest'anno (e contro cui ci siamo battuti
nei Consigli di Facoltà, nelle Commissioni paritetiche e negli
organi d'Ateneo), è la conseguenza dell'apertura dell'Università
alle leggi di mercato; il che significa che le varie Facoltà,
spesso in competizione tra loro, hanno fatto in modo di ottenere più
finanziamenti possibili, trascurando aspetti fondamentali come gli
insegnamenti specifici, la creazione di nuove cattedre, la disponibilità
di aule, laboratori, etc.
...COMPETIZIONE TRA ATENEI
Il sistema dei crediti porterà alla gestione differenziata
e autonoma di Corsi di studio, Facoltà e Atenei. La corsa ai
finanziamenti, regolata dalla legge del più forte, spingerà
gli Atenei italiani ad attivare il maggior numero di corsi, senza
preoccuparsi della qualità della didattica. Questo tipo di
politica non faciliterà inoltre la mobilità studentesca,
già fortemente ostacolata dal complicato sistema di riconoscimento
ed equipollenza dei crediti. È realistico pensare che i finanziamenti
convergeranno su pochi ed esclusivi Atenei, aumentando così
il divario tra quelli più forti e quelli più deboli.
A farne le spese saranno innanzitutto gli studenti, costretti a laurearsi
in Atenei di "serie B", penalizzati dalla mancanza di strutture
e servizi essenziali, oppure costretti a spostarsi verso Atenei più
prestigiosi, se avranno i mezzi per farlo.
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ACCESSI...IL 3+2 ...DPCM
2001 ...AUTONOMIA DEGLI ATENEI
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