Dal sociale al penale


Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato un disegno di legge in materia di lotta alla droga che dovrebbe venire vagliato dalle camere, secondo il governo, entro la fine dell’anno.
Questo provvedimento annulla ogni distinzione tra il consumo e lo spaccio di stupefacenti.
Viene ripristinato il concetto di “dose media giornaliera” abolito con il referendum del ’93 il quale laciasva al magistrato la discrezionalità di decidere se una quantità detenuta fosse da considerare per uso personale o per spaccio.
In questo provvedimento vengono stabilite delle quantità fisse: 0.50 grammi di principio attivo per la cocaina, 0.20 g di eroina, 0.30 g di ecstasy o pasticche e 0.15 g di cannabis (da notare l’eccessiva indulgenza verso i consumatori di cocaina a fronte di una notevole restrizione del consumo di cannabis) la cui conseguenza più significativa è l’equiparazione tra consumo e spaccio di stupefacenti (fino ad ora la non punibilità scattava solo nel primo caso).
La detenzione di quantità inferiori al massimo prefissato comporterà sanzioni amministrative quali ritiro della patente, del passaporto e del permesso di soggiorno per un massimo di un anno (la legge attualmente in vigore prevede un massimo di 4 mesi). Il possesso di quantità superiori sarà invece punibile con la reclusione tra i sei ed i venti anni. Per le ipotesi meno gravi è prevista la “diminuente del fatto di lieve entità”, che prevede una pena da uno a sei anni (l’attuale legge fino a 4 anni). Tali pene sono completamente sproporzionate rispetto a quelle previste per reati ben più gravi (l’associazione di stampo mafioso raggiunge un massimo di quindici anni di reclusione e il delitto di violenza sessuale un massimo di dieci).
Oltre all’assurdo accostamento tra consumo e spaccio, cade anche la distinzione tra doghe leggere e pesanti mentre viene prevista come opzione alternativa al carcere la comunità di recupero. Queste ultime vengono equiparate ai SERT. In questo modo non sarà più necessaria la preventiva certificazione di tossicodipendenza (effettuata da medici e psicologi qualificati) da parte dei servizi pubblici per accedere in comunità. Comunità che, tendenzialmente funzionali al recupero degli eroinomani, dovrebbero paradossalmente specializzarsi nel recupero di persone colpevoli di aver fumato uno spinello. In realtà, il problema sarà l’affollamento di persone che in comunità arriveranno in maniera coatta, per costrizione, anziché con una, per quanto piccola, motivazione. Non si può obbligare una persona ad un percorso di recupero. L’introduzione di tali modifiche non solo umilia e mortifica il lavoro di migliaia operatori dei Sert, ma anche delle tante comunità critiche con i metodi coercitivi.
La proposta di Fini prevede, inoltre, che, nel caso in cui si possa ipotizzare un pericolo per la sicurezza pubblica, il prefetto, nei confronti di persone condannate (anche non in maniera definitiva) per reati contro il patrimonio o la persona o in violenza della legge sugli stupefacenti, o sulla circolazione stradale, può disporre alcune misure di sicurezza: l’obbligo di presentarsi almeno 2 volte la settimana al posto di polizia o ai carabinieri locali, l’obbligo di rientrare nella propria abitazione entro una determinata ora e non uscire prima di un’ora prefissata, divieto di frequentare determinati locali pubblici, divieto di allontanarsi dal comune di residenza, divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore. Per chi non osserva anche solo una delle disposizioni, scatta l’arresto da 3 a 18 mesi.

Questo disegno di legge tratta aspetti e problemi sociali che, anziché essere compresi ed analizzati nelle loro infinite sfumature, vengono sanzionati penalmente. Il consumo, divenuto oramai fenomeno di massa per quanto riguarda hashish e marijuana, viene condannato senza prendere in esame alcuna azione di informazione e prevenzione. Si criminalizzano i comportamenti anziché affrontarne le reali motivazioni sociali. Allo stesso modo, il ddl non incide nella lotta al traffico della droga (quello vero, non il ragazzino che spaccia agli amici) che, al contrario, alimenta mafia e criminalità.

Vogliamo trattare ciò che ci riguarda in modo collettivo e sociale, non dalle finestre rigate di un carcere o di una comunità.

Studenti di Sinistra